Apertura dei negozi: buon compromesso tra esigenze diverse

Apertura dei negozi: buon compromesso  tra esigenze diverse

di Vania Castelli

La nuova legge sull’apertura dei negozi è tema di votazione il prossimo 28 febbraio: approvata dal parlamento lo scorso mese di marzo, contrastata dal lancio del referendum, deve adesso superare lo scoglio popolare. Se dalle urne uscirà un sì sarà posta la parola fine a quella che è stata definita «una storia infinita». In difesa della nuova legge, che consolida il quadro legislativo, adeguando una normativa datata 1968 alle esigenze dei consumatori di oggi, è sceso in campo mercoledì il Consiglio di Stato, rappresentato da Christian Vitta e Norman Gobbi. 

Mercoledì Christian Vitta e Normam Gobbi hanno spiegato la posizione del Consiglio di Stato che unanime sostiene la legge sull’apertura dei negozi. Sono state illustrate le disposizioni principali della normativa (vedi colonna) e sono stati esposti i motivi che hanno portato ad adattare una legge risalente al 1968: «a prima che Norman ed io nascessimo» ha detto Christian Vitta

«La legge in votazione – ha affermato il direttore del DFE – è frutto di un percorso lungo e non privo di ostacoli, alla ricerca di una soluzione consensuale e condivisa, che propone: una cristallizzazione dello status quo, con un adeguamento moderato degli orari di apertura; una maggiore chiarezza, uniformità e parità di trattamento rispetto all’attuale legge, soprattutto per quanto riguarda la concessione di deroghe». Un adeguamento ragionevole secondo Vitta, che definisce chi ne ha diritto, quando e in che misura; un compromesso equilibrato in grado «di rispondere alle sfide del futuro e ai cambiamenti delle abitudini dei consumatori, di costituire un tassello volto a salvaguardare competitività e occupazione».

Christian Vitta ha tenuto anche a ricordare che l’adozione della nuova legge si è resa necessaria «dalle oggettive difficoltà dell’economia svizzera e ticinese, che si ripercuotono anche (ma non solo) sui settori del commercio al dettaglio e del turismo. La forza del franco, ancor più accentuata dopo l’abbandono della soglia minima di cambio con l’euro decisa dalla BNS, rende particolarmente attrattivo il cosiddetto «turismo degli acquisti», aumentando di riflesso la concorrenza con i negozi d’oltre frontiera».

Di fatto, uno dei principali intendimenti della nuova legge è proprio quello di adeguare almeno parzialmente, rendendoli più flessibili, gli orari di apertura rispetto alla maggioranza degli altri Cantoni e alle zone italiane di confine. La riforma si propone però anche di uniformare gli orari generali di apertura su tutto il territorio; di istituire un auspicato parallelismo con la legge federale sul lavoro; di semplificare l’attuale sistema delle deroghe, prevedendo una base legale. 

A beneficiarne saranno tutti i commerci al dettaglio, piccoli e grandi, che potranno aprire alle 6 (oggi non è previsto) e chiudere alle 19 dal lunedì al venerdì, e alle 18.30 il sabato (il giovedì non cambia nulla: apertura fino alle 21). A questo proposito Christian Vitta ha precisato che già oggi l’orario di apertura alle 18.30 durante la settimana e alle 17 il sabato non vale in modo generalizzato su tutto il territorio e durante tutto l’anno. «Secondo i dati raccolti dall’Ispettorato del lavoro, il 42% dei lavoratori del settore è occupato in negozi che possono aprire fino alle 19 dal lunedì al sabato durante tutto l’anno, mentre l’81% in negozi che beneficiano del medesimo orario, escluso il sabato, durante i due mesi e mezzo estivi». 

 

Le deroghe dipartimentali

La nuova legge mette ordine nel campo delle deroghe, caratterizzato negli ultimi anni da non pochi contrasti. Soggette a preventiva autorizzazione del DFE sono tre sole fattispecie:

  • apertura dei negozi in occasione di manifestazioni culturali, sportive o popolari, inaugurazioni, ricorrenze e anniversari;

  • apertura domenicale dei negozi situati in Comuni di frontiera, particolarmente sottoposti alla concorrenza estera, senza l’occupazione del personale;

  • apertura dei centri commerciali la cui offerta dei prodotti è destinata al turismo internazionale, che possono restare aperti la domenica e i giorni festivi tra le 11 e le 19, con l’occupazione del personale (se adempiono ai criteri posti all’articolo 25 cpv. 3 e 4 OLL2).

La proposta di legge prevede pure la costituzione di una commissione consultiva nel ramo della vendita con il ruolo di organismo consultivo del dipartimento competente, in particolare per il preavviso sulle domande di deroga (articolo 4). La commissione è composta da rappresentanti dei datori di lavoro e da rappresentanti dei sindacati del settore della vendita.

 

Il vincolo del CCL

Per decisione del Gran Consiglio l’entrata in vigore della legge è vincolata a un contratto collettivo di lavoro (CCL) nella vendita, che oggi non esiste. I due terzi degli addetti che operano nel settore del commercio (62,5%) sono oggi coperti dal CNL settoriale che è valido fino al 31 marzo 2017, e che prevede salari minimi orari di 17.30 franchi per il personale non qualificato, di 18.55 franchi per gli assistenti di vendita e di 19.70 franchi per gli impiegati di vendita.

 

La fine di un lungo percorso

L’auspicio espresso mercoledì da Christian Vitta è che «la nuova legge possa finalmente permettere al settore del commercio al dettaglio di correre e competere su un terreno più pianeggiante, sebbene non privo d’insidie. La proposta non rappresenta una rivoluzione, né permetterà da sola di risolvere tutte le difficoltà in cui si trova il settore; altri fattori sono importanti: un’azione sui prezzi attraverso una revisione della legge sui cartelli oppure le misure di stretta competenza dei commercianti, come un marcato accento sulla qualità di servizio e prodotti».

La legge in votazione il 28 febbrario è tuttavia «un adeguamento ragionevole, frutto di un complesso esercizio di coinvolgimento dei principali attori e di ponderazione delle diverse esigenze. Costituisce un tassello importante e un compromesso equilibrato volto a consolidare il quadro legislativo, adeguando una legge del 1968 alle esigenze moderne dei consumatori»: mezz’ora di apertura in più, tre aperture domenicali generalizzate, norme semplificate per le deroghe. Condizioni quadro migliori per chi è chiamato a operare. E se «il commercio al dettaglio ticinese va meglio, tutti ne traggono beneficio» ha concluso Vitta.

 

 

ORARI APERTURA NEGOZI

Il 28 febbraio avrà fine un’annosa questione?

La legge sull’apertura dei negozi è stata adottata nel marzo dello scorso anno dal Gran Consiglio; il lancio del referendum (che ha raccolto 9’594 firme) chiama il popolo alle urne il prossimo 28 febbraio.

Il nuovo ordinamento ha lo scopo di regolamentare in modo chiaro e semplice gli orari di apertura dei negozi nel ramo  della vendita al dettaglio, allineandosi, almeno parzialmente, con la maggioranza degli altri Cantoni. In particolare la legge prevede orari di chiusura fino alle 19 dal lunedì al venerdì (salvo il giovedì con chiusura immutata alle 21) e alle 18.30 il sabato. L’apertura tra le 10 e le 18 è ammessa in tutto il Cantone e per i negozi di ogni genere nelle feste infrasettimanali non parificate alla domenica (escluso il Primo maggio) e nelle domeniche che precedono il Natale, dopo l’Immacolata. L’apertura generalizzata dei negozi può essere concessa per un massimo di tre domeniche all’anno decise dal DFE. 

La legge prevede poi una norma, introdotta dal parlamento, la cui portata giuridica è messa in discussione, che ne fa dipendere l’entrata in vigore dalla conclusione di un contratto collettivo di lavoro decretato di obbligatorietà generale. In definitiva la nuova legge si prefigge di migliorare le condizioni quadro in cui i commercianti sono chiamati a operare  e non costituisce un cambiamento radicale di sistema. 

Governo e parlamento invitano a votare sì a un quadro legislativo più chiaro, che comporta un’importante diminuzione degli oneri amministrativi sia per lo Stato sia per le aziende, che risponde alle mutate esigenze della società e a migliore competitività per il commercio al dettaglio.

 

Da Opinione Liberale, 29.01.2016