Ospedali di valle e referendum della sinistra: facciamo chiarezza!

Ospedali di valle e referendum della sinistra:  facciamo chiarezza!

di Walter Gianora 

Con il lancio del referendum da parte della sinistra sulla modifica della legge sull’Ente ospedaliero cantonale (LEOC), recentemente votata dal Gran Consiglio, si sta ingiustamente tirando in ballo gli ospedali di valle per giustificare visioni politiche di parte sul tema del rapporto tra pubblico e privato, oggetto della modifica legislativa LEOC, che nulla ha a che vedere con gli ospedali di valle.

E’ un metodo che va biasimato perché si tenta di far leva sulla sensibilità dei cittadini per gli ospedali di valle, per sponsorizzare le proprie visioni, generando confusione in un campo assai complesso, come quello dalla sanità, che meriterebbe maggior oggettività, per responsabilità d’informazione verso il cittadino. Intanto giova ricordare che la nuova Pianificazione ospedaliera (NPO) non è referendabile, e quindi anche il ruolo degli ospedali di valle definito nella NPO non può essere messo in discussione. Ciò che non è il caso per la LEOC che è referendabile, ed è per questo che il Partito socialista (PS) e il Movimento per il socialismo (MPS) hanno deciso per questioni ideologiche di lanciare il referendum sulla modifica relativa alla possibilità di partenariato pubblico-privato che, come detto in precedenza, non ha niente a che vedere con gli ospedali di valle. 

Chi come il sottoscritto (e altri) – che vive nelle valli e che ha votato la nuova politica ospedaliera – si è un po’ sentito messo alla gogna e additato quale nemico e traditore delle valli, quasi a far sottintendere che i salvatori sono gli altri, quelli che fino ad alcuni mesi fa delle valli non si sono mai preoccupati più di quel tanto. Purtroppo la politica è fatta di questo e anche di altro. Ho votato la nuova pianificazione dopo attenta ponderazione dei vari aspetti in gioco, avendo cura di attenermi ad un  ragionamento che avesse un filo logico, e cioè, quello di riconoscere che gli ospedali di valle per avere vita sicura devono trovare una loro collocazione nell’ambito di una logica di presa a carico dei pazienti a livello cantonale, e non dei doppioni con costi ingiustificabili che li renderebbero vulnerabili nel tempo di fronte a modelli organizzativi accreditati, con il rischio di essere spazzati via vittima della loro fragilità. Il fulcro sul quale fa leva la Pianificazione ospedaliera sono le «famose» 3’000 ospedalizzazioni improprie rilevate negli ospedali acuti che provano costi ingiustificati. Sono pazienti che dopo la fase acuta specialistica necessitano di cure che oggi nessuna struttura offre e quindi rimangono negli ospedali acuti. 

Per far fronte a questo fabbisogno il Gran Consiglio ha accettato la proposta del rapporto della speciale commissione con 180 posti letto AMI (letti acuti di minor intensità che rimangono in strutture ospedaliere) e il potenziamento a 90 letti per le Cure acute transitorie nelle case anziani. Ciò permetterà la riduzione progressiva di 250 posti letto nei reparti somatici acuti.

Acquarossa continuerà ad avere una sede dell’Ospedale gestito dall’Ente Ospedaliero Cantonale con 30 letti AMI (unitamente a 10 letti di medicina di base e 10 letti da attribuire a cure palliative). La struttura offrirà la dotazione di personale medico e infermieristico, necessaria per una corretta presa a carico in particolare di questi pazienti che richiedono una continuità di cura dopo la fase acuta specialistica. 

Questa scelta permette di assicurare un ruolo chiaro e coordinato dell’ospedale di Acquarossa all’interno del sistema sanitario cantonale, evitando inutili frammentazioni, mantenendo in valle una struttura medico-sanitaria che offre la possibilità di mantenere anche un pronto soccorso adeguato. Non va dimenticato che Acquarossa ha molto sofferto in questi anni della mancata chiarezza del suo ruolo dovuta al ritardo della pianificazione ospedaliera, non per caso ci ritroviamo oggi con uno dei pochi ospedali cantonali vetusti e non più all’altezza delle esigenze per una corretta presa carico dei pazienti. E’ pertanto da salutare con interesse in valle il fatto che le scelte effettuate hanno aggiudicato un ruolo chiaro all’ospedale. Questo fatto permette ora all’EOC, con il DSS e i Comuni, di continuare con il «tavolo tecnico» arenatosi l’anno scorso per mancanza di chiarezza sul futuro dell’ospedale, per progettare e realizzare un nuovo ospedale quale «contenitore» appropriato per ospitare i contenuti attribuiti ad Acquarossa. Il protrarsi di una situazione di incertezza in questo campo significherebbe invece rimandare tutto alle calende greche e pregiudicare il futuro dell’ospedale, essendoci il rischio di essere travolti dagli eventi (rammento che nella prossima primavera sarà varata a livello cantonale una manovra finanziaria di risparmio da 180 milioni, una vera spada di Damocle che potrebbe colpire in primis i più deboli). Non va dimenticato inoltre il fatto che, contrariamente a quanto il governo prevedeva nel messaggio originale sulla pianificazione, i Comuni sono stati esentati dal dover passare alla cassa, risparmiando una decina di milioni, assunti dal Cantone. Questi sono gli elementi oggettivi e pragmatici che mi hanno convinto ad accettare senza pregiudizi regionalisti o ideologici questa pianificazione che giudico per i motivi fin qui elencati un buon compromesso (ruolo chiaro dell’ospedale, premesse per mantenere il pronto soccorso e per la ricostruzione dell’ospedale, rinuncia alla partecipazione finanziaria dei comuni e contributo al contenimento dei costi sanitari). Segnalo anche che grazie alla qualità del lavoro svolto dalla Commissione per la pianificazione ospedaliera, in particolare l’aver convito il governo sulla bontà dei nuovi letti AMI, una specialità tutta ticinese che il resto della Svizzera comincia a guardare con interesse, il governo stesso ha dovuto mettere nel cassetto la perizia allestita dal professor Oggier, il quale proponeva la chiusura tout court degli ospedali periferici, sostituendoli con strutture ambulatoriali multidisciplinari. L’esperto riteneva infatti gli ospedali periferici non più giustificabili in base alla prevedibile evoluzione del sistema sanitario e nel rispetto delle leggi superiori. 

Ho imparato in trent’anni di politica a saper riconoscere la realtà per quella che è, e non a volerla condizionare, perché l’esperienza ci insegna che la realtà vince sempre, scopare sotto i tappeti non è una buona scelta, tantomeno illudere i cittadini che tutto è possibile lanciando pericolosi boomerang.

 

MOZIONE FRANCO CELIO

Istituire un reparto «AMI» anche all’Ospedale di Faido 

Una mozione di Franco Celio chiede di istituire un reparto «AMI» anche all’Ospedale di Faido. Nell’atto parlamentare osserva che «un reparto somatico acuto senza il complemento di un reparto «AMI» risulta chiaramente monco.

I pazienti che al termine della fase acuta non possono ancora tornare al proprio domicilio, ma abbisognano di continuare la cura in un reparto «a minore intensità», qualora esso manchi, dovranno infatti essere ricoverati altrove, con tutti i disagi che ne derivano. Per questa ragione, il parlamento, nell’ambito delle recenti decisioni sulla Pianificazione ospedaliera cantonale, ha deciso di istituire i reparti «AMI».

Purtroppo una proposta di prevederli anche a Faido è stata respinta con l’argomento – difficilmente sostenibile, nell’ambito di un discorso razionale – che è già previsto un reparto di riabilitazione muscolo-scheletrica. Celio ricorda che la proposta è stata respinta «di strettissima misura con soli 32 voti contrari su 70 votanti (mentre 28 si erano espressi a favore e ben 10 si erano astenuti).

E’ pertanto lecito ritenere che questo risultato, un po’ casuale, sia stato determinato dal timore di un certo numero di deputati di incrinare il delicato equilibrio stabilito dall’apposita Commissione fra i diversi istituti ospedalieri. Dato che successivamente tale equilibrio è comunque stato modificato unilateralmente dalla decisione di accogliere i cambiamenti proposti dai deputati del Mendrisiotto a favore della loro regione, tale preoccupazione non ha più ragion d’essere».

L’aumento dei «letti AMI» deciso per la regione più a sud del Cantone, giustifica «un analogo potenziamento nella parte nord».